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giovedì, 28 maggio 2009
Non capisco questa preoccupazione per l'aumento del consumo delle "smart drugs". Di sicuro qualcosa di positivo c'è: trovare parcheggio.
venerdì, 22 maggio 2009
Le trasmissioni televisive e radio, i telegiornali su satellite e su digitale terrestre (ma anche su digitali da cucito), nei bar sotto le nostre case, nei gabinetti di governo, nelle riunioni di condominio, nei dibattiti politici e nelle inchieste di mercato, nelle ferramenta, nelle macellerie, pollerie e fruttivendoli (per i vegetariani) di tutto il mondo, l'argomento che oggigiorno va per la maggiore è la crisi. In realtà prima la mussa*, poi la crisi.
Eppure, proprio in questo momento di incertezze&perplessità è possibile, con un piccolo sforzo di ragionamento sillogico e un po' di buonsenso, svelare uno dei tanti misteri del cosmo: l'estinzione dei dinosauri. C'è chi dice per un meteorite (colpendo la penisola dello Yucatan - probabilmente il giorno di apertura di Dinosaur World**), chi per il meteorite+continue eruzioni vulcaniche, chi per le api e i parassiti (succhiando sangue e quindi causando malattie, un po' la stessa cosa degli indiani d'america), chi per glaciazione, chi per un calo improvviso nella produzione di sigarette.
La realtà potrebbe essere un'altra: il sistema sociale/economico/energetico creato dai dinosauri dopo secoli e millenni di evoluzioni, involuzioni e capriole varie, stava terminando in una parabola discendente, in quanto i pilastri di questo sistema erano fondati su presupposti per lo più illogici e destinati al fallimento (pochi ricchi contro tanti poveri, concetti del profitto e della competitività come collante sociale, attenzione più per i movimenti economici astratti che per quelli sociali reali, fabbricazione di alimenti per celiaci, ecc.). Dal canto loro, i dinosauri non sono riusciti a pensare nulla di meglio che aumentare il numero degli incontri dove potersela menare con la storia della crisi imminente e stilare dichiarazioni finali del tipo: "Sustainability problems including climate change, previously regarded as primarily a scientific issue, have become urgent political concerns. In addition to urgent social issues such as poverty alleviation and development, climate change has a wide range of interrelated impacts on human, social and global sustainability. The global environmental crisis we face today is unlike any of the problems humanity has surmounted in its history: it is more far-reaching, more complex, and attended by a high degree of uncertainty. Moreover, we have little time left to resolve this crisis" (i dinosauri avevano definito l'inglese come lingua internazionale). Nel frattempo le api continuavano ad impollinare fiori.
Ovviamente tutta questa teoria ha bisogno di una prova, ma sono certa che fra un po' di anni un team di paleontologi troverà dei fossili di Apatosaurus in cerchio e lì vicino un fossile di targhetta con scritto: "Brundtland Commission". E allora l'unica cosa che ci resterà da fare sarà iniziare la costruzione di Dinosaur World.
*in genovese: organo riproduttivo femminile.
** il più grande parco giochi per dinosauri che la storia (e la preistoria) ricordi, si pensa che all'inaugurazione si fossero radunati più o meno tutti i dinosauri esistenti sul pianeta.
lunedì, 18 maggio 2009
Qui a Genova, all'arrivo della notizia di una carica, si abbatte il silenzio. Saranno i ricordi, sarà questa vitalità simile a quella di un bactriano paraplegico, ma le facce iniziano ad ammosciarsi verso il basso, l'umore tende a seguirne la traiettoria e le espressioni diventano molto vicine a quella che potrebbe avere un martire sotto processo.
In più il tono delle conversazioni si delinea sul "c'è un morto in questa stanza" e si diventa un po' tutti fatalisti. Saranno i ricordi.
Comunque, domani si va a farsi caricare (con buona pace del servizio d'ordine). Merda.
sabato, 16 maggio 2009
Scoprire che riempirsi i polmoni di nicotina non è un buon modo per scaricare i problemi, non è una grande scoperta, nè un travaso molto intelligente. Però è sempre un sostitutivo decente dell'ubriacatura di lucidità che uno può avere da sbronzo.
Come una ragazzina che mi si avvicina, mi parla di una conversazione avuta tre secondi prima, mi dice della totale rivalutazione della sua vita. E riconosco da alcune sue parole alcune parti che sono pura letteratura. E vorrei dirle che no, che non lo dica così, che non si nasconda così quello che potrebbe dire senza l'uso di paradigmi letterari. Non è giusto, per quel che sta cercando di fare, non è giusto neanche per la letteratura. Riconosco qualche piccolo discorso già pensato, dentro di me, una minuscola parte di quel che ho creduto anch'io, ma questo non aveva importanza dirlo, neanche spiegarglielo: non erano i miei pensieri che importavano in quei momenti, solo una scarica di tristezza e schifo e lacrime. E non c'era un granchè da dire.
L'unica mia remora era che non si lasciasse trasportare dai pensieri e dalle recriminazioni dietro il bancone, non con un ubriaco un po' molesto che farnetica di Roma, immigrati e pungni, e vuole la vodka senza pagare. Non in quel momento, verso le tre di notte.
(Ed io Roma me la ricordo,e a volte, cristo, a volte quando sono sull'autobus o per la strada, compare dal nulla un odore o un riflesso di luce che mi colpisce al petto, e mi lascia boccheggiante per un unico secondo, con un deja-vu talmente potente da sperare di potermi teletrasportare lì, in quel preciso istante.)
Al piano di sopra, col buio delle luci basse, cercano di sfondare il pavimento ballando musiche che A. sta mettendo, perchè finalmente è riuscita ad averla vinta contro il dj ufficiale. In fondo ci sono battaglie che si possono vincere.
Io ho ancora il ricordo di pesci in faccia e delusioni folli, e l'immagine di una storia (magari no) d'amore quasi identica alla mia proprio davanti agli occhi. Solo così diventa tutto più difficile. In più non vedo più alcun argomento di conversazione, alcun motivo per rimanere, se non un attaccamento che parte dalle viscere e dallo stomaco. Forse dalla paura. Forse, semplicemente, da dolorose lucide constatazioni. Ed è solo che a volte rimane di dover crearsi qualcosa che possa consolarti.
La ragazzina continua a volersi scaricare del tutto, con piccole frasi trattenute, con sbottamenti improvvisi, con i nervi legittimamente a fior di pelle, ma io non posso farle più di tanto che ascoltarla: ho già tutto il corollario dei miei pensieri che mi crea stupide incognite (con rispetto per tutte le stupide incognite).
Nelle stanze di sopra le candele illuminano quel tanto per riconoscere a malapena la birra caduta per terra, i volti delle persone che stanno parlando, le ore perse a cercare di capire se quel che sto facendo sarebbe meglio farlo da un'altra parte. Altri luoghi ed altri spazi, non è importante sapere dove, è la questione dell'altrove che conta. Come se bastasse semplicemente fuggire, come se non sapessi benissimo che, dopo la fuga, tutte le mie ansie hanno pensato bene di rincorrermi e precipitandomi addosso, mi hanno sorpreso con la forza dello slancio per raggiungermi. Era solo questione di fisica - ed io che a scuola ero una frana - non l'avevo calcolato.
Non solo per questo sto ubriacandomi di lucidità e di nicotina, mentre intorno a me ci sono sempre più ubriachi semplici che chiedono birre come se fosse l'unica cosa che esistesse al mondo, o l'unica che valga la pena di chiedere. Poi un marcio d'alcol s'innamora di me (per inciso, trovo molto indicativo il fatto che finora le uniche persone che mi han fatto i complimenti per il mio aspetto fisico siano stati i malati mentali incontrati per caso) e mi si urla contro, ed io riurlo.
La sensazione di essere stata rabbonita alla bell'e meglio, però, non accenna ad andarsene.
martedì, 12 maggio 2009
Sulla radio spunta sempre e molto spesso la vocina di una certa Giula da Pisa (mi sembra che si chiami Giulia, comunque una cosa del genere): quella che non è preoccupata dalla crisi, mangia solo le cose della mamma, beve tanta coca-cola ed altre stronzate.
Ecco, cara Giulia (o come cazzoti chiami), sappi che tua madre in realtà le lasagne le compra al supermercato, dove si scopa il commesso nel reparto macelleria, tuo nonno ha l'alzheimer, tuo padre è stato licenziato ma ancora non l'ha detto in famiglia perchè conta di suicidarsi fra tre giorni, tua sorella batte per pagarsi l'ingresso nella discoteca più famosa della tua città, ed il tuo insegnante ha deciso di far fare a te e alla tua classe un compito a sorpresa ogni settimana.
Per di più, bevendo coca-cola, ti è venuta una cirrosi epatica ed una collana di carie sui denti che potrai curarti solo dandola al dentista per i prossimi 50 anni.
Quindi, per favore, non rompere il cazzo.
sabato, 09 maggio 2009
La vergine data in pasto al drago crea scalpore.
Non credo che la cosa riuscirà a dare più risultati del semplice rovesciamento di un calderone di rifiuti su cuscini dorati, col semplice rimedio di un lavaggio in lavatrice a 30°. Se vivessimo nel paese di cuccagna, tutto il polverone che sta venendo fuori farebbe esplodere l'impero con un unico colpo di cannone.
Ma non siamo nel paese di cuccagna, e la vergine viene mandata in pasto al drago secondo il rituale di convenienza. L'unico problema è che improvvisamente ne è spuntato fuori un altro, di drago: più voluminoso e caotico, padrone di venti ed uragani. Non ci sarà un San Giorgio con tanto di scudo crociato e fido destriero al fianco; e la sua assenza è giusta, perchè salvatrice della permanenza di un rito che fa tenere saldi i cardini della società odierna. Cardini che il drago dei venti tenda di sconquassare ed abbattere, ma che probabilmente non ci riuscirà.
E' solo uno dei soliti riti consuetudinari, ciclici, di cui abbiamo bisogno per tenere in piedi i pilastri del nostro mondo (quasi non ci fidassimo delle spalle di Atlante). Non siamo tanto diversi dalle società passate, ci ammantiamo di modernità nuova (come in passato, ugualmente al passato) mentre diamo in pasto le vergini.
E chissà a chi tocca, per questa volta, finire nella bocca del mostro.
venerdì, 01 maggio 2009
Ho vinto contro un nugolo di burocrati impazziti, nella folle odissea erasmiana in puro elogio della pazzia. L'altro elemento positivo delle ultime due settimane è che ho di nuovo un computer decente (nella speranza che non decida di ri-suicidarsi improvvisamente).
Con queste premesse quasi mi verrebbe da cantar vittoria, se non sapessi con estrema certezza che la maggior parte delle scelte che ho fatto negli ultimi tre mesi si stanno rivelando totalmente sbagliate. In realtà non sono tanto sicura di aver azzeccato una qualunque delle scelte fatte negli ultimi venticinque anni (il fatto che fra meno di un mese ne compirò 22, registrando uno scarto di scelte sbagliate per 3 anni in più, potrebbe essere un problema). Ma magari potrebbe andare peggio, è solo che trovo difficile riuscire ad essere positiva sapedo che saremo vittima del fantomatico federalismo leghista. Non che abbia nulla contro la Lega, insomma, a parte quella coalizione con Alessandro III del 1167, è solo che non capisco per quale motivo uno si dovrebbe sentire orgoglioso di discendere da una tribù celtica. Per quel che ne so io, i celti sapevano solo bere birra, suonare l'arpa e piantare nel terreno lastroni di pietre enormi senza una consapevole funzionalità.
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