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domenica, 29 marzo 2009
 

Sergio e Selene sembravano senza frasi discorsive con cui riempire il tempo trascorso in lontananza. Nello stesso grigio ufficio di collocamento senza spazio per altri lavoratori (lavorati fittizi e sottopagati, che cercavano un qualche passatempo per dimenticare il carcere della perpetua ricerca di soldi), si guardavano attentamente per studiare le somiglianze e le differenze fra la loro figura presente e la figura passata. Ci sono momenti in cui un filo conduttore comparso dal nulla sembra provocare un corto circuito del pensiero, e tutto finisce in qualche sorriso di circostanza, un cenno del capo e un aumento della velocità dell'andatura. Questo Sergio e Selene non potevano farlo, perchè erano entrambi seduti in una stanza grigia e calda, entrambi speranzosi di cosa neanche loro sanno dirlo. In alcuni momenti si avrebbe voglia di aiutare le persone a parlare, indicare un incipit, suggerire un argomento. Questo era quello che provava la signora di mezza età dietro al bancone, guardando la scena. Una signora di mezza età abituata alle lamentele di gente con più o meno carichi di problemi in licenza da qualsiasi soluzione. Sergio e Selene avevano la terribile sensazione di iniziare a trovarsi in balìa di possibili ricordi inutili e dolorosi, di una vita di accanimenti passata insieme in stanze buie e polverose a cercare di spinger fuori dai loro corpi liquidi e sudori estatici e appiccicosi. Ci sono momenti che possono essere i peggiori. E poi ricordi di litigate fuoriose e lanci di oggetti contundenti che possano ferire il più possibile, che possano far male con più ferocia disponibile, che un attimo di smarrimento poteva trasformare il tutto in una banale tragedia. Ricordi di nulla con cui vivere, di gente da dimenticare, di astuzie per passare al prossimo mese di paga, di discorsi senza capo nè coda. E poi un periodo intero di lontanza fortuita, casuale, causale di una separazione sempre più benefica e maligna. Ci sono persone che non sono fatte per stare insieme nella stessa stanza dopo anni di perdite.
Sergio e Selene ormai sono in procinto di un qualche saluto di convenienza, se non fosse che la loro abitudine alla poca attitudine alla moderazione trasforma i saluti in ringhi, i ringhi in sospiri, i sospiri in risa, le risa in pianti. Ci sono persone che non sono fatte per esternare le proprie sensazioni.
E la signora di mezza età dall'altra parte del bancone è ancora incerta se subentrare nella scena o no, se rimanere al proprio posto e pensare ad un eventuale comportamento in caso la situazione vada peggiorando. Sergio e Selene si alzano per uscire in fretta, ma non insieme, si rendono conto che non sarebbe giusto uscire insieme a questo punto, per trovare qualcosa da dirsi e ricominciare il solito circolo di anni addietro: con una sorta di attraversamento temporale a colpo di spugna. E allora inseguono insieme la porta, per tentare un'uscita alla pari, per dividersi appena possibile, come se non fosse esistita nessuna stanza grigia, nessuna signora di mezza età dietro al bancone, nessun Sergio e nessuna Selene di anni prima da ricordare.
E' attraversando la porta che tentano una qualche manovra d'allontanamento, costringendo i loro corpi ad una torsione che però li porta ad un semplice sfioramento, che diventa un tocco, che diventa un abbraccio.
E se qualcuno ora guardasse questa scena non saprebbe assolutamente dire, e neanche la signora di mezza età dietro al bancone ci potrebbe riuscire, se i due sotto l'uscio si stiano abbracciando l'un l'altro o se stanno abbracciando loro stessi.
postato da rip | 22:04 | commenti (4)
 

Chissà perchè quelli dell'appartamento di fronte puliscono i vetri delle finestre tutti i santi giorni. Soprattutto ora che sta piovendo.
A volte ho la netta sensazione che ci sono misteri del genere umano che sono e resteranno irrisolvibili. 

postato da rip | 19:25 | commenti


sabato, 21 marzo 2009
 

Ditemi qualcosa che non sia che sono un mostro

Le persone hanno poca fantasia. La maggior parte delle altre volte, invece, sfrutta la pochissima immaginazione in dotazione (toh, una cacofonia inutile!) per potersi sentire meglio. Che è un errore madornale. La maggior parte delle volte della maggior parte delle altre volte in cui ha la possibilità di usare l'immaginazione in dotazione (sì, a me piace la cacofonia: ti fa sentire meglio, malgrado tutto), la usa contro di me.
Precisazione: non è che sto passando ad una concezione egocentrica del mondo, è che è proprio così.
Nel senso che, prima o poi, una o più colpe varie ed eventuali vengono riversate su di me. Di solito le colpe in questione non riguardano nè me nè un qualunque aspetto della mia esistenza, ma tant'è.
Giusto per far vedere che la mia posizione è puramente razionale: molto probabilmente finisco per essere la causa di qualche problema interiore perchè le persone, di solito, cercano di addossare le cause del proprio malessere e/o dei propri fallimenti a un qualsiasi vicino prossimo. E' il diffusissimo metodo: 'ndo cojo cojo basta che non sia io. Logico quindi che prima o poi - visto che vanno a casaccio - si centra anche me nel tiro.
Comunque era tutto molto più semplice senza questa pappardella di mezzo.
Ovviamente a nessuno può lontanamente venire in testa che quest' addossarmi le colpe possa ferirmi, è ovvio. Insomma: chi se ne frega, io ho altri problemi da pensare che stare a preoccuparmi delle paturnie di una a cui sobbarco i miei problemi esistenziali.
E lo capisco pure, in fondo. Solo che poi non dovrebbero lamentarsi che io sono una persona scontrosa.
Nella fattispecie, io mi sono rotta le palle, grazie.
Quindi insomma, alla fine di tutto chi ci rimette sono io (e va bene, magari qui si è un poco egocentrici) anche se il problema non riguarda me. Inutile dire che io, in teoria, avrei anche altri problemi - i miei - a cui pensare. Ma poi, alla fine, chi se ne frega.

Ci sono un sacco di cose su questa terra, stai mica a pensare ai problemi.

Comunque è abbastanza stancante sentirsi dire sempre solo e comunque di essere un mostro. E io questo non lo nego affatto, cristo, sì sono il peggiore mostro di questa terra, un drago sputafiamme venuto dagli inferi, un cane a tre teste caustico ed ignorante, un terminal dell'aereoporto sempre in anticipo sui voli della giornata. Ma per favore, che bisogno c'è di continuare a ricordarmelo insistentemente? Il mondo non è nè migliore nè peggiore, se vengo lasciata un attimo in pace.

Nota: l'alternanza della scrittura normale-italic è stata fatta perchè l'autrice è schizofrenica.
Altra nota: l'autrice sa benissimo di avere manie di infantilismo.
postato da rip | 12:59 | commenti


mercoledì, 11 marzo 2009
 

Quello che volevo dire

Esiste, ad un certo punto della vita (forse) di ognuno, un momento in cui si cerca di dare una specie di senso a quel che sta accadendo. Non sempre il punto d'analisi coincide con una svolta o con qualcosa di cruciale. A volte c'è semplicemente bisogno di capire se le sventure che capitano hanno un senso oppure no. Se è possibile disegnare una linea retta che le unisca in una figura geometrica corretta. Un po' per riuscire a trovare la funzione con cui risolverle, un po' per consolazione.
(E parlo solo di sventure perchè credo che, di solito, in un periodo in cui si susseguono una serie di colpi di fortuna, uno non sta a chiedersi il perchè: al massimo ringrazia - un dio qualsiasi o chi/cosa per lui - e spera che non gli capiti fra capo e collo una serie di sfighe in nome della legge del contrappasso e dell'equilibrio cosmico.)
postato da rip | 22:25 | commenti
 

Qualcuno dovrebber spiegarmi - con parole semplici, chiare e facilmente comprensibili - qual è l'esatto funzionamento dei Tremonti bond. Il mio problema è che ogni volta che provo a farmene un'idea, mi si insinua nella testa la speranza che non siano altro che degli investigatori con faccia da bambino ebete ed occhiali spessi (con tutto il rispetto per i bambini ebeti e gli occhiali spessi), formati e stipendiati dallo Stato con l'unico scopo di farli entrare nel casting del prossimo 007. Non è il modo peggiore di usare i soldi delle tasse.
E insomma, questa speranza mi annebbia la vista e la mente, ogni volta, così non riesco mai a capire precisamente cosa stracavolo sono.

Che poi non volevo parlare di questo, ma insomma.
postato da rip | 20:58 | commenti


lunedì, 02 marzo 2009
 

Don't be scared, I'm a friendly man
I joke about death beacause it's funny
when you're frightened

Sono di nuovo incastrata in questo strano gioco, dove chi dice chi sei decide cosa sei. Credevo di essermene tolta molto tempo fa, ma evidentemente ho dimenticato di consegnare il modulo di richiesta di rinuncia. Potrei continuare a giocare ancora un po', vedere l'effetto che fa riempirmi la bocca di quel che si vorrebbe io dicessi (sarebbe abbastanza divertente ritrovarsi di nuovo con commenti totalmente fuori luogo), però ormai penso a cosa ne verrebbe fuori da tutto questo. Cosa succederebbe se dicessi, di punto in bianco, "salve, è stato bello, continuate voi per me"? Vorrei vedere la sorpresa nei loro occhi, lo sgomento farli rimanere a bocca aperta, a mo' di pesci. E se non fosse troppo disturbo vorrei che raccogliessero la loro roba ed uscissero dalla porta principale, canticchiando una canzoncina sporca per fare finta che non sia successo niente. Sarebbe tutto perfetto se avessi l'assoluta certezza di riuscire a tenermi stretti i pochi validi aiuti rimasti in piedi, ma credo che in questo momento (storico-sociologico di gran merda) possiamo tutti considerarci col culo per terra.
Ci sono momenti in cui vorrei fare tanto casino che si vedrebbero costretti a dover chiamare i poliziotti (e sarebbe così strano, in questo quartiere di mafia organizzata, vederli arrivare - la prima e unica volta che dei carabinieri in belle uniformi hanno fatto la loro comparsa, ci siamo affacciati alle finestre per stupirci con coscienza di causa). Ci sono momenti in cui vorrei prendere la mia roba ed uscire dalla porta di servizio, per far finta di essere rimasta ancora un po' al mio posto di spettanza.
Per quanto possa sembrare - e lo è, in realtà - uno sfogo stupido ed infantile, ho la netta sensazione di star facendo la parte del solitario suonatore d'organo.
postato da rip | 22:24 | commenti


domenica, 01 marzo 2009
 

sad but true the facts of life are bound to get you down
so whats the use dear jenny anyway the world is pretty...

M. ha trent'anni e un'artitre che non la fa lavorare in posti umidi. Il fatto non costituisce un problema, perchè guadagna soldi suonando il sax per strada.
M. ha un'allergia che si sfoga ogni volta che suona il sax. Questo costituisce un problema.

Mi porta in fondo al porto, dove una ragazza appena tornata da uno stage in Brasile ed un liutaio finiscono per rappresentare i diversi giochi e punti di forza tra chi è nella merda e chi è stato, in passato, un mantenuto. Sono tutti, comunque, molto magri. Si parla dell'idiozia freak-chic, racchiusa nel sogno di avere una propria casa in campagna, un proprio orto, delle proprie capre. Si sfogano le proprie rabbie torturando un cane tutto scodinzolii e lingua di fuori. C'è nell'aria quella rabbiosità di chi è sempre stato libero, ma forse troppo.

L'ultima zingarata di M. (come lei stessa l'ha chiamata), è stata la scorsa estate in Sicilia, dove guadagnava 50/60 euro al giorno suonando il sax, concedendosi tutti gli sfizi e i vizi che voleva.

Nel gruppo in fondo al porto c'è anche il chitarrista che vedo spesso in giro, fin dai primi tempi che ero qui. E' bravo a suonare. Resta in silenzio quasi per tutto il tempo che passo lì, mi concede qualche parola solo quando scopre che sono delle Marche. Non sono riuscita a sapere perchè. La ragazza tornata dal Brasile è fissata con la capoeira, è leggermente  zingaresca nel vestire (e non riesco a capire se le due cose sono collegate o no). Il liutaio è abbastanza incazzato con la vita per permettersi di parlare ad occhi chiusi con la faccia al sole. Si parla dell'aumento o meno del costo degli appartamenti in vendita e in affitto.


M. vorrebbe avere una propria casa in campagna, un proprio orto, delle proprie capre. Ha un carattere rabbioso che la fa rassomigliare ad un milanese in vacanza. Ha qualche sprazzo d'allegria ogni tanto, per ragioni tutte sue (e giustamente sconosciute), ma anche quando ride c'è qualcosa che stride tra la gola e i denti, come un ringhio nascosto in sottofondo.


E spero non arrivi mai a leggere questo post.
postato da rip | 14:36 | commenti