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giovedì, 22 maggio 2008
 

- Tutto questo non è possibile - ripetè il signor F., specificando - voi eravate della Digos.
Gli altri due si guardarono, perplessi per la puntualità dell'evidenza. Seguì qualche minuto di silenzio, in cui i cosiddetti agenti della Digos si trovarono a dover far fronte ad una giustificazione identitaria, del tutto inaspettata. Il signor F., intanto, si era alzato, aveva acceso una sigaretta presa dal taschino di uno dei due investigatori esistenziali, ed iniziò a camminare verso la porta.
Lo lasciarono andare, la segretaria gli aprì addirittura la porta: come tutte le segretarie, era abituata ad aprire e chiudere porte.
Dopo aver girovagato senza riconoscere la zona in cui era, il signor F. ritrovò la strada per il pub, lo ritrovò che stava chiudendo, con la gente che se ne stava andando. Quindi pensò che fosse ora di tornare a casa, dove la moglie non l'avrebbe aspettato.
Pensò che forse avrebbe dovuto comprarsi un cane.

(Fine)

postato da rip | 13:05 | commenti (3)


sabato, 17 maggio 2008
 

Ah, e poi volevo dire a quello che è venuto qui con la chiave di ricerca "gambe da favola", che sì, io ho effettivamente delle gambe da favola. Non ho una foto, sennò l'avrei messa, ma ce le ho.
postato da rip | 17:34 | commenti (8)


mercoledì, 14 maggio 2008
 

Prefetto straordinario per tutti

Io, lo ammetto, probabilmente non ho il dono della logica. Probabilmente c'è anche che sono in un periodo in cui il mio cervello fa più fatica del solito, anche solo per risolvere operazioni semplici come far alzare un braccio o versare il caffè (poi è anche vero che io il caffè lo rovescio sempre, qualunque sia lo stato cerebrale in cui mi trovo, eh). Probabilmente c'è anche che sono abbastanza tarda nel capire le consequenzialità di parole ed azioni. Probabilmente c'è anche che sono in segregazione pre-esami, quindi sto semplicemente uscendo fuori di testa.

Ma io non capisco.
E qualcuno mi deve spiegare.

Se Berlusconi dice: "Per migliorare la situazione del Paese servono dei rimedi, delle misure anche difficili e impopolari, per far fronte a vere emergenze sociali". Perchè il suo Ministro dell'Economia annuncia "l'intenzione del governo di varare un provvedimento d'urgenza per gli sgravi fiscali, Ici e detassazione degli straordinari" (cito dal sito dell'Unità).
A me, che sono stupida e illogica, sembrano delle contraddizioni.
Ma io sono stupida e illogica, quindi è normale che non capisco.

Poi io non considero il fatto che si deve pareggiare il deficit entro il 2010 (e vabbè, facciamo 2011), perchè allora avrei un quantitativo di punti interrogativi che lasciamo stare.

Però io sono stupida, quindi capisco, anzi, non capisco.

Poi in realtà io vorrei dire anche un sacco di cose che non capisco, o su cui non sono d'accordo. Ma facciamo che sono stupida, che non capisco, che va tutto bene così.
Sì, in fondo va tutto bene così.

postato da rip | 17:16 | commenti (8)


martedì, 13 maggio 2008
 

Io no che non sono incazzata

Maroni e il piano sicurezza.
Dio, che se lo ficchi in culo.


(Se qualcuno mi chiede di dare delle motivazioni fondanti per la frase soprastante, darò sfoggio di una precisa conoscenza delle torture medievali)
postato da rip | 19:23 | commenti (3)


venerdì, 09 maggio 2008
 

Ritorno all'ordine

Penso di aver bisogno di un personal-trainer autogeno (il fatto che io scriva non vuol dire che capisco quel che sto dicendo). Meglio se alogeno, ché come tutti sanno il personal-trainer alogeno funziona di più e meglio.
Ancora migliore sarebbe un personal-trainer autogeno alogeno allogeno, e quindi portatore di una forma mentis diversa dalla mia.

La realtà è che ho mal di testa.

Questo potrebbe essere una semplificazione del problema (che non ha avuto bisogno di nessun Calderoli ministro, per la sua soluzione), ma non credo che la sola semplificazione del problema possa portare alla soluzione del problema. Lo aiuta, certo. Però se uno sta a guardare, uno potrebbe benissimo alzarsi e prendere un'aspirina. Ci sarebbero molte più possibilità di farlo passare (il mal di testa). Se invece, questo stesso uno, continua imperterrito a pensare alla semplificazione del problema, darà inizio ad una serie di processi mentali che aumenteranno soltanto il già di per sè fastidioso mal di testa.
E' anche vero che la semplificazione del problema aveva, in un primo momento, fatto chiarezza sulla natura vera e semplice del suddetto problema (e cioè il mal di testa).
Quindi si pone un quesito: la semplificazione è stata utile o no alla cessassione del mal di testa?
Con ciò se ne pone un altro: ho un'aspirina a portata di mano?
Ed ancora un altro: lo troverò già alla Coop?
Ed ancora: cosa mangio per cena?
E poi: avrò mai tanti soldi da poter comprare un quadro di Van Gogh, se ne avessi voglia? 
E ancora: sarò mai così idiota da avere talmente tanti soldi da poter comprare un quadro di Van Gogh e avere voglia di comprare un quadro di Va Gogh?

Insomma, finisce che la semplificazione di un problema sia solo un modo per complicare la discussione riguardante quel problema. Il fatto è che non ho ancora preso un'aspirina. Dovrei riuscire a tradurre in un idioma corrente quel libro sulla mafia (non importa quale idioma, basta che sia poi intelleggibile per qualcuno, chiunque sulla Terra).
Mi servirebbe un personal-trainer autogeno, per farlo.
Meglio un persona-trainer autogeno alogeno. Ma anche allogeno.
postato da rip | 17:26 | commenti (6)


martedì, 06 maggio 2008
 

Crip, non so se è quel che intendevi (è che 'sto periodo va così)

Carol non si chiamava Carol, ma Carla. Carol credeva che Carol fosse meglio, come nome.
Carol come Lewis Carrol, quindi come Alice.
Ma Alice richiamava troppo le alici. E già aveva un nomignolo da animale.
Castoro.
Per via dei denti un po' sporgenti.
Carol credeva di essere bella, e lo era. Si comportava di conseguenza. Cormportarsi di conseguenza voleva dire: avere una conoscenza in materia sessuale che poteva competere con le protagoniste dei più famosi casi di ninfomania degli ultimi 10 anni. O per lo meno era quello che credevano in giro. Carol amava leggere libri gialli.
Quello che Carol non sapeva era che, nella sua città, c'era un altro ragazzino, abbastanza schivo, che veniva chiamato castoro. Dai suoi genitori, più che altro. Era uno di quei ragazzini abituati a restare nel proprio mondo, per evitare di dover affrontare quello altrui. Che di solito non è un granchè. Il ragazzino si chiamava Mattia. Senza soprannome. Una passione per T. S. Elliot e i film di cowboy. Una salute abbastanza malaticcia.
Carol non aveva grandi sogni, Mattia ne aveva troppi.
Carol, diversamente da quel che potete pensare, non era cattiva nè maligna. Aveva semplicemente 15 anni, dei cattivi compagni di scuola, dei cattivi maestri e dei cattivi genitori. Carol si è comportata di conseguenza.
Mattia, diversamente da quel che potete pensare, non era ingenuo nè puro. Aveva semplicemente 15 anni, dei cattivi compagni di scuola, dei cattivi maestri e dei cattivi genitori. Mattia si è comportato di conseguenza.

Si incontrarono per la prima volta nel parco. Mattia la conosceva per fama, Carol non l'aveva mai visto. Nessuno dei due pensò di essere fatto l'uno per l'altra.
Carol chiese una sigaretta.
Mattia rispose che fumava solo canne.
Si parlarono.
Carol raccontò quello che aveva vissuto, Mattia quello che aveva sognato.
Nessuno dei due pensò di essere fatto l'uno per l'altra, ma di essere affini come nessun altro.

Non si videro più per 10 anni. Mattia avrebbe voluto, Carol anche, ma avevano 15 anni e un'idiozia congenita.
Si incontrarono, dopo 10 anni, in Canada.
Lui lì per una borsa di studio in informatica, lei lì solo per scappare. Si riconobbero quasi subito. E parlarono, di nuovo. Ma 10 anni ti cambiano e così tutti e due pensarono di essere fatti l'uno per l'altra.

Qualcuno dice che sono ancora insieme, qualcuno che hanno avuto tre figli e un cane, chi che si sono separati, chi che si sono uccisi.
Qualcuno li ha visti ancora a parlare.
E scopare.
postato da rip | 14:44 | commenti (9)


lunedì, 05 maggio 2008
 

Nel frattempo la segretaria con tanto di occhiali e chignon aveva finito di trascrivere la trascrizione della confessione, prese il foglio e lo portò con scalpiccìo di tacchi verso la stanza dell'interrogatorio, portando con sè una penna nella mano destra. Entrando destò il signor F. dal suo improbabile viaggio nel passato e i due arrampicatori della legge dalla loro disquisizione morale.
Tutto solo per posare il foglio e la penna.
Il signor F. avrebbe voluto consigliarle di imparare l'arte del tempismo, ma non ci fu il tempo, perchè la segretaria se ne andò via subito.
Il signor F. avrebbe voluto chiedere cosa c'era scritto in quel foglio, ma non ci fu il tempo, in quanto i bastonatori di dissenti gli misero la penna in mano esclamando:
- Potrebbe firmare in basso a destra?
Il signor F. non era un uomo che amava la pusillaminità, nè era affetto da una speciale passione per la precisione (per la verità il signor F. era un maniaco del disordine, e questo fatto rappresentava una delle poche cause che era riuscito a darsi per la separazione con la moglie), ma di solito provava del piacere nel sapere quel che stava facendo ed è per questo motivo (solo questo) che chiese:
- Che cos'è?
- La sua confessione.
Il signor F. rimase qualche secondo interdetto per un tale sfoggio di sincerità, ma anche (e soprattutto) per una tale efficienza della macchina confessionistica, che aveva potuto batterlo fin nell'intenzione.
Intuendo che il silenzio stava protraendosi più del dovuto, i due si guardarono incerti e chiesero:
- Di solito le confessioni che poniamo agli interrogati hanno poche imprecisioni, stia tranquillo. Non abbiamo mai avuto lamentele, una volta firmate.
- E se non firmassi?
- E' impossibile, non terrebbe fede alla sua previa confessione.
Il signor F. ebbe un'altro lungo silenzio.
Rientrò la segretaria con tanto d'occhiali e chignon, questa volta in perfetto tempismo, tanto che il signor F. avrebbe voluto congratularsi con lei, ma non ci fu il tempo, perchè la segretaria se ne andò via subito. Prima di andarsene consegnò un foglio firmato dal signor F. medesimo, in cui il signor F. medesimo si dichiarava disposto a firmare un foglio di confessione presentatogli dalla Società di Confessioni S.p.a. Pena la perdita del diritto di esecuzione delle volontà del proprio libero arbitrio.
- Tutto ciò è impossibile. - si disse il signor F.
postato da rip | 19:17 | commenti (5)